venerdì 19 luglio 2013

Altheo "News": Fendi, ecco il laboratorio della moda, qui "costruiremo" gli stilisti di domani.




Quanto sarà glamour l'Eur. Come sarà alla moda il quartiere verso il quale stanno accorrendo uffici e società. Sbarca Fendi al Palazzo della Civiltà Italiana e tutta la geografia del quartiere cambierà. Più vivace, più alla moda. «Potrebbe essere il luogo giusto per festeggiare i novanta anni della griffe», dichiara Pietro Beccari, amministratore delegato del brand.
Nella maison sono soddisfattissimi. Il marchio romano nato nel 1925, che ora fa parte del gruppo francese del lusso Lvmh, si è aggiudicato per 15 anni uno dei monumenti simbolo della città. Il Palazzo, icona architettonica razionalista, archi e travertino, statue e scalinate, faceva un po’ storcere il naso per la sua forte appartenenza allo stile del Ventennio.
 I romani lo hanno sempre chiamato Colosseo Quadrato. Non che sia stato snobbato, il fatto è che da quando è nato non è stato mai utilizzato. Un simbolo che mancava di vitalità. Sembrava lo sfondo di un quadro di De Chirico. Ora tornerà a vivere. Con un nome che più romano di così non potrebbe essere.
Il contratto parla di 2 milioni 800mila euro l'anno con cui il marchio si aggiudica un esempio di quella romanità a cui tiene moltissimo.
 Era uno schianto quel monumento la sera in cui Giorgio Armani, il 5 giugno, ha chiamato alla sua sfilata per celebrare l'apertura della boutique romana. Archi illuminati, giovani in abito da sera. Un set cinematografico.

Il progetto Fendi nasce molto prima. Un annetto di contatti con l'Ente Eur. «Puntiamo su Roma. Lo abbiamo dimostrato con il progetto di restauro della Fontana di Trevi. Con la festa del 3 luglio a Parigi in cui abbiamo costruito un padiglione con lo sky line le cupole capitoline. Con il libro di Karl Lagerfeld sulle Fontane romane. Ora l'Eur. Pensiamo di valorizzarlo, portandoci i nostri progetti culturali. E quando sarà pronta la Nuvola di Fuksas la zona sarà un centro di modernità. E per noi farà da contraltare all'antico Palazzo Ludovisi Boncompagni che ora ci ospita a largo Goldoni», afferma Beccari. Al piano terra ci sarà uno spazio per l'arte e per le mostre, la creatività. Sarà aperto al pubblico. Ricco di iniziative, sarà anche il modo per far vivere di più un quartiere che molti romani conoscono poco. 

Ci sarà un grande show room e si pattinerà nei corridoi, tanto sono grandi. Uffici e uffici. Forse anche gli studi creativi, dove potrebbe lavorare la stilista Silvia Venturini Fendi con i suoi giovani collaboratori che vengono da ogni parte del mondo. Troverà di certo posto nel palazzo anche il ricchissimo archivio. I quattrocento dipendenti che faranno capo a quel palazzo verranno consultati per ottimizzare al massimo gli spazi. Sfilate? «Perchè no?», dice Piero Beccari. E racconta che ci saranno mostre di design, a cui Fendi è molto legata. Anche il cinema sarà presente. «Fendi lo considera un patrimonio culturale di Roma».
Il monumento ha fatto da scenario, tra i moltissimi girati con sullo sfondo quegli archi, a film come 8 e mezzo di Fellini, L'Eclisse, Titus e La notte prima degli esami. «Oggi mi è arrivata una lettera di Carla Fendi in cui una delle cinque sorelle che hanno fatto grande il marchio mi raccontava come i fondatori, i genitori Adele e Edoardo Fendi, lo amassero molto».
 In alto, sull'edificio, è incisa la celebre frase "Un popolo di poeti di artisti di eroi, di santi pensatori scienziati, di navigatori di trasmigratori". Mancano all'appello gli imprenditori. 
E anche se ora la griffe Fendi è francese, è arcinoto che è nata qui. La strategia del multimiliardario Bernard Arnault, a cui fa capo il gruppo Lvmh, ha fatto sì che il brand da oggi sia ancora di più connotato come made in Italy piazzando la sua casa in un simbolo della più forte romanità.